Enza Lomonaco

"LE FAVOLE SENZA STORIA DI ENZA LOMONACO"
di
SERGIO SPADARO

Dice Mario Praz, in un saggio di Perseo e la Medusa, che oltre all'arte sacra controriformistica, fissa in formule rigide e senza tempo, "c'è un altro tipo di pittura senza tempo,... la cui immobilità non è astratta, anzi ha una concretezza sui generis ... ed è supremamente poetica e commovente pel carattere schietto della sua ispirazione, scevro - si direbbe - di ogni intervento culturale. Ella pittura dei primitivi, non tanto di quelli inseriti nel corso della storia dell'arte, quanto dei pittori naturaliter primitivi, categoria psicologica prima che artistica, poiché le loro creazioni sono il frutto d'una disposizione semplice e virginale dell'animo che di solito appartiene ai bimbi e ai selvaggi. Carattere essenziale di quest'arte primitiva è di non esser voluta deliberatamente e per questo si differenzia sia dalla predetta arte sacra cristallizzata sia dal deliberato primitivismo, che è provocato dalla cultura satura e dall'urbanesimo (ad es. quello di Gauguin o del rococò). Risalire al primitivo per alimentare di fresche linfe le fonti inaridite dell'arte, cercar di penetrare fino all'humus dove son le radici dell'istinto, sono procedimenti culturali ...; la vera arte primitiva non va alla ricerca di se stessa, nasce già tutt'armata come Minerva dal cervello di Giove, e guai se si studia di perfezionarsi mettendosi a scuola di questo o di quello: il momento che di spontanea diventa consapevole e scaltrita, muore. Per questo non ha evoluzione, per questo è fissa; per questo non solo ogni pittore primitivo rimane uguale a se stesso durante tutto il corso della sua produzione, ma v'è una similarità di carattere fra tutti i primitivi, poiché la loro arte non è che l'estrinsecazione d'una tipica forma mentis, d'una puerilità per così dire adulta e cristallizzata (adulta, cioè giunta al grado massimo di perfezione possibile, ma cristallizzata, cioè prigioniera d'uno splendido irrigidimento)".

La lunga citazione era necessaria per distinguere fra primitività e primitivismo e poter così parlare della pittura di Enza Lomonaco, dove non c'è niente di "voluto" e quasi tutto invece di "istintivo". Un'istintività che affonda le sue radici nel patrimonio favolistico della sua terra d'origine, la Sicilia. E si sa di quanto la fabula sia debitrice a quelli che Kerényi chiama "miti genuini". Secondo il mitologo André Jolles, la disposizione mentale che "porta alla fiaba è quella della morale ingenua, cioé la morale che si esercita sugli eventi e non sui comportamenti, la morale che patisce e rifiuta l'ingiustizia dei fatti, la tragicità della vita, e costruisce un universo in cui a ogni ingiusti zia corrisponda una riparazione". Nel mondo della favola tutto infatti tende a pareggiarsi: il ricco con il povero, il re con l'ultimo suddito, l'innocente col suo persecutore.

Ne sappiamo abbastanza, a questo punto, per renderci conto che la pittura della Lomonaco non appartiene al genere realistico, ma che anzi le atmosfere rappresentate nei suoi quadri rifiutano la logica del senso comune e del coordinamento temporale del mondo diurno. Sullo sfondo di una montagna che potrebbe essere l'Etna vagano incessantemente, su tutta la superficie del quadro, i petali gialli della ginestra. O nelle profondità submarine -s'intitola Profondità proprio una delle sue serie pittoriche- una teoria di pesci attoniti può anmirare la danza rotatoria di altri, che sprigiona riflessi di luce. oppure le composizioni nelle quali, su sfondi rutilanti di blu di rossi di gialli, appare un bestiario stranito (gatto, cigno, giraffa, farfalla, pavone, colibrì o conigli), che da un momento all'altro si può magari trasformare in qualcosa di diverso, come avviene nei sogni. Perché è in atto la metamorfosi universale, che solo nel regno della favola e della fantasia può avvenire senza scandalo.

Certo, non tutti i dipinti della Lomonaco raggiungono l'incanto, la féerie e la poesia che attengono alle favole realizzate. Ma quando ciò avviene, è lo stesso animo di chi guarda, del fruitore, che viene "trasportato" in quest'atmosfera incantata e irreale.

Infine, sotto l'aspetto tecnico-pittorico, va segnalato che a volte la cristallizzazione e la fissità della sua pittura si estrinsecano in veri e propri "pezzi" di alta decorazione (che possono richiamare l'arte africana: e ciò dimostra l'universalità dell'immaginario favolistico dell'umanità), mentre la tavolozza, non disdegnando contrasti complementari di colori, evita sempre i mezzi toni e le sfumature (perché primitività è anche preferenza per un'accesa cromìa di colori puri o almeno timbricamente squillanti).

SERGIO SPADARO

 

Enza Lomonaco è un'artista che opera secondo gli stati d'animo del momento; coglie il lato creativo e lo dipinge. Colorista creativa, compositrice di culture varie, non nasconde nulla della sua creazione mettendo in evidenza le forti emozioni con un pizzico di evasione. È proprio un'artista e il tempo le darà ragione.

Passa dal figurativo moderno al surreale, con movimenti inconsci, evidenziando gli archetipi del genere umano, colto e intelligente. Mette in evidenza un vulcano, raffigurato come una lava fiorita, con una poetica e una linea grafica che fanno parte delle linee concettuali, con luce e colori che evidenziano la dolcezza e la passione del lato creativo.

L'inea grafica leggibile. Come tendenza: surreale metafisico, come l'inconscio; linee con forti colori evidenziano gli archetipi: Io e l'opera. Chi può pensare il bacio delle giraffe contornato dagli archetipi, o un fondale marino con una fioritura che rappresenta la bellezza, come "Tra mare e terra" che rappresenta la gioia di vivere, non ha importanza dove?

L'artista chiede solo un po' di libertà, per far sentire che esiste con i suoi colori, i suoi soggetti, i suoi pensieri poetici, psicologici, morali e spirituali.

Romano Pelati
(scultore e critico)
Direttore artistico Galleria Modigliani Milano

 

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