M. Gina Tortorici

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nel ciclo di opere con le quali aveva allestito la mostra al Qal'at Arte
contemporanea, Gina Tortorici s' indagava l'universo e stabiliva o cercava
le distanze o le astronomie tra poli di attrazione che possono riunire microcosmo
e macrocosmo e, infondo, il suo viaggio approdava nelle astronomie di un
territorio geografico che viveva entro l'anima, nelle opere che compongono
questa mostra il sogno sembra essersi arrestato. Non pił galassie, ma abissi,
profonditą, interioritą nascoste e represse costituiscono i motivi di fondo
della attuale ricerca che cerca di scavare in un inconscio spesso inafferrabile
per creare "squarci" che possano avviare un cammino di evoluzione
verso la conoscenza. Non a caso il titolo di questa mosta č "Il vaso di Pandora". Dall'orlo del vaso, quando questi viene aperto, escono i venti, ma anche le bufere, le tormente, i cumuli d'aria che annuvolano e rendono scuro il cielo. Dal vaso di Pandora escono le forze della natura che si manifestano con tutta la loro violenza e che trascinano con sč l'uomo e le sue passioni, i suoi travagli, i suoi dolori, nel vortice di un inarrestabile fluire senza origine e senza fine. Alla fase della contemplazione Gina Tortorici sostituisce un momento di lavoro caratterizzato dalla riflessione, dalla meditazione e apparecchia interrogativi che l'uomo si chiede da sempre e che, da sempre, non hanno o non possono avere risposte. Si č soli davanti al destino anche quando si interroga il "vaso" e si attendono le "voci"; anche quando dal vaso si sprigionano violenze innaturali, ricordi e memorie che fanno male. Il vaso di Pandora infatti č il luogo dal quale si liberano i venti, ma č anche la fonte dalla quale giungono i segni, le vibrazioni, i mormorii di un oltre che sta al di lą della cortina del buio, che abita zone d'ombra e che non č visibile allo sguardo. Il vaso č contenitore di smarrimenti dunque, di angosce, di stupori, ma anche di memorie. Di rimpianti, di nostalgie, ma anche luogo della catarsi dove si ascolta il racconto tempestoso del proprio inconscio e dove disperatamente ci si racconta. Č lo spazio del segreto, anche della soglia
del mistero dove ogni esperienza e ogni desiderio si traducono in simboli,
si vestono, prendono apparenza, si mascherano, dicono di sč attraverso
voci e segni diversi per un indiretto confessarsi dell'artista che parla
con sč e con gli altri. Franco Spena |
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ceramiche
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