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Il
Protogeometrico
Per cogliere la differenza stilistica tra il Geometrico ed il Miceneo
basta osservare le figg. 1 e 2.
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Figura
1
Anfora micenea, XIV sec. a.C.; British Museum, Londra.
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Figura
2
Anfora attica geometrica, Medio o tardo IX sec. a.C.; Museo del
Ceramico, Atene.
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La prima
evidenzia una visione globale del vaso da parte dell'artista miceneo:
la decorazione dipinta può coprire l'intera area a disposizione
per quanto in un equilibrio a mano libera. La fig. 2, invece, fa
intravedere che il sistema seguito dall'erede stile geometrico è
ordinato secondo un criterio che tiene conto delle articolazioni delle
parti che compongono il vaso: la decorazione è disegnata scrupolosamente
in fasce disposte secondo una regolarità lineare, che enfatizzano
la forma del vaso. Per l'artista geometrico non sono importanti i singoli
elementi costitutivi del vaso, ma gli interessa il loro effetto cumulativo,
al contrario di quanto accadeva al suo progenitore miceneo. La fase intermedia
tra il Miceneo e il Geometrico prende il nome di Protogeometrico, che
non è banalmente lo stile di transizione dall'uno all'altro, ma
un qualche cosa di caratterizzato da propri standard, coscientemente mirante
alla definizione della forma, dell'ornamento e agli aspetti meccanici
piuttosto che individuali.
Con il Protogeometrico l'arte del mondo greco entra in una nuova era.
La sua propensione in direzione della precisione geometrica (innata nell'antica
popolazione greca) può richiamare manufatti del Medio Elladico
prodottii quasi cinquecento anni prima: questa naturale inclinazione era
stata annullata dalla cultura micenea, ma ora con il suo crollo veniva
nuovamente a galla.
Nella prima parte dell'XI sec. a.C. (almeno in Atene) il Miceneo era già
in crisi profonda (siamo nel Submiceneo), cominciavano a circolare le
idee del Protogeometrico: ma il primo fa ancora intravedere le vestigia
delle antiche forme naturalistiche, cioè guarda al passato, mentre
l'altro è rivolto al futuro. In definitiva questa teoria sostiene
che il Protogeometrico nasce per partenogenesi, al contrario un'altra
ne sostiene una genesi allogena e precisamente dà soverchia importanza
all'invasione dei Dori, datata nello stesso periodo dell'esaurirsi della
fase micenea. Ma a quest'ultima teoria si oppongono due possibili obiezioni;
la prima: il Protogeometrico nacque in Atene, città che secondo
la tradizione restò immune ai Dori (obiezione superabile sostenendo
che un'eventuale invasione dell'Attica potrebbe non essere stata registrata
dalle fonti); la seconda, difficilmente confutabile: esiste un'evoluzione
continua dall'arte micenea alla geometrica.
Atene è la regina del Protogeometrico e del successivo Geometrico.
Gli scavi degli archeologi Tedeschi nel Ceramico e degli Americani nell'Agora
hanno prodotto materiale sufficiente a poter delineare il percorso della
ceramica protogeometrica. Gli artigiani ateniesi produssero due generi
di vasellame, entrambi ereditati dal Miceneo: il primo, a fondo chiaro,
che può essere esemplificato dalla fig.
3, veniva utilizzato
per vasi di grande dimensione e la sua frequenza si dirada in corrispondenza
della fine dello stile; il secondo, a fondo scuro, apprezzabile nell'oinochoe
della fig. 4; quando
questo copre l'intero vaso, o quasi, si può chiamare stile nero.
Da notare come gli ornamenti siano composti di chiaro e di scuro in modo
tale da potersi interpretare, secondo il loro contesto, sia come ornamenti
chiari su fondo scuro sia, viceversa, scuri su fondo chiaro. La decorazione
cerca di enfatizzare la spalla di vasi chiusi (che possono avere una complementare
superficie decorativa attorno a metà della pancia) o la zona compresa
tra le anse di vasi aperti (vedi fig. 5).
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Figura
3
Anfora protogeometrica attica, secondo quarto del X sec. a.C.; British
Museum, Londra.
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Figura
4
Oinochoe protogeometrica attica, tardo X sec. a.C.; Museo dell'Agora,
Atene.
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Figura
5
Pisside protogeometrica attica, seconda metà X sec. a.C.;
British Museum, Londra.
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Verso
la fine dello stile nero la zona principale si sposta dalla spalla a metà
della pancia e si comincia a decorare il collo.
Gli ornamenti, derivati dal Miceneo, sono serie di cerchi o semicerchi
concentrici, disegnati ora con il compasso (al contrario dei precedenti
che erano a mano libera), al centro dei quali vi è un punto o un
nucleo pieno, specie all'inizio, o una clessidra; triangoli e losanghe
sono comuni, come le scacchiere (vedi
fig. 5). A questi ornamenti maggiori
ve ne erano di minori: triangoli pieni posti in fila come denti o separati
da colpi di pennello obliqui ('diagonali opposte'), zig-zag, e linee ondulate,
queste più frequenti sulle pance di anfore.
Questi ornamenti vengono distribuiti sulla superficie del vaso in una
composizione equilibrata e simmetrica: o in una fila continua (vedi
fig. 3) o divisi da punti; o in un pannello centrale fiancheggiato
da ornamenti liberi come sulla coppa della fig. 6 o da altri pannelli
come sulla coppa della fig. 7.
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Figura
6
Coppa attica protogeometrica (h. 14,7 cm),
X sec. a.C.; Atene, Museo dell'Agora.
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Figura
7
'Tea-cup' protogeometrica attica, X sec. a.C., Museo dell'Agora,
Atene.
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I prodotti più
elaborati per quanto concerne la composizione sono generalmente più
tardi.
Il Protogeometrico è uno stile rigorosamente astratto e le forme
organiche sono estremamente rare e quando sono utilizzate vengono poste
in luoghi marginali o senza convinzione: esemplare a proposito è
il cavallino, piacevole ma scarsamente importante, localizzato inferiormente
alle linee ondulate sulla pancia dell'anfora della fig. 8.
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Figura
8
Anfora protogeometrica attica, X sec. a.C.; Museo del Ceramico,
Atene.
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Gli artisti protogeometrici
si sforzavano a che la decorazione fosse sussidiaria alle forme dei vasi
e si armonizzasse il più possibile con esse. Le più comuni
forme dei vasi sono: le anfore con collo distinto (ora utilizzate come
contenitori di ceneri nelle sepolture attiche), i crateri, oinochoai
con bocca a trifoglio, lekythoi (che nel Submiceneo stava sostituendo
il vaso a staffa), coppe, pissidi sferiche e kalathoi talvolta
provvisti di ansa. In generale si può dire che c'è una tendenza
per le forme ovoidali con la pancia più sollevata; i colli sono
più accentuati. La superficie, sia dipinta sia non dipinta, ha
una certa lucentezza ora per lo più consumata. I vasi più
tardi, specialmente quelli dello stile nero, sono più accurati
e spesso, per quanto riguarda la lucentezza, l'argilla più scura,
la vernice nera, sono indistinguibili da parecchi lavori del Geometrico
iniziale.
La conoscenza delle scuole protogeometriche esterne all'Attica è
molto migliorata negli ultimi decenni; ciò ha permesso di intuire
che queste scuole erano più indipendenti di quanto prima fosse
stato supposto, sebbene ancora siano per lo più indistinte.
Per quanto riguarda l'Eubea gli scavi di Lefkandi hanno dato nuova luce.
Si ritiene che un proprio stile protogeometrico si sviluppò indipendentemente
sebbene la vicinanza geografica dall'Attica. Dal punto di vista artistico
quello euboico ha un vigore approssimativo, tuttavia la produzione di
coppe a semicerchi penduli, dotate di una qualche eleganza, ha più
importanza storica, visto che furono esportate a Cipro, in Oriente ed
in Etruria ed il loro ritrovamento è una testimonianza dell'intraprendenza
commerciale euboica (fig. 9).
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Figura
9
Coppa a semicerchi penduli cicladica o euboica, IX o primo VIII
sec. a.C.; Mikonos (da Rheneia).
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Si ritiene che in
Attica il Protogeometrico cominciò nella seconda metà dell'undicesimo
secolo. Per le altre regioni greche, tranne Eubea, Tessaglia e Creta,
le testimonianze sono ancora insufficienti, ma la transizione dal Submiceneo
è posta spessissimo nel decimo secolo. La fine del Protogeometrico
e l'inizio del Geometrico è collocata nel 900 circa. Queste date
però sono convenzionali.
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