SEGNI
Autori: Filippo Sciacca, Filippo Luglio, Umberto Bosco

Il Protogeometrico

Per cogliere la differenza stilistica tra il Geometrico ed il Miceneo basta osservare le figg. 1 e 2.

Figura 1
Anfora micenea, XIV sec. a.C.; British Museum, Londra.
Figura 2
Anfora attica geometrica, Medio o tardo IX sec. a.C.; Museo del Ceramico, Atene.

La prima evidenzia una visione globale del vaso da parte dell'artista miceneo: la decorazione dipinta può coprire l'intera area a disposizione per quanto in un equilibrio a mano libera. La fig. 2, invece, fa intravedere che il sistema seguito dall'erede stile geometrico è ordinato secondo un criterio che tiene conto delle articolazioni delle parti che compongono il vaso: la decorazione è disegnata scrupolosamente in fasce disposte secondo una regolarità lineare, che enfatizzano la forma del vaso. Per l'artista geometrico non sono importanti i singoli elementi costitutivi del vaso, ma gli interessa il loro effetto cumulativo, al contrario di quanto accadeva al suo progenitore miceneo. La fase intermedia tra il Miceneo e il Geometrico prende il nome di Protogeometrico, che non è banalmente lo stile di transizione dall'uno all'altro, ma un qualche cosa di caratterizzato da propri standard, coscientemente mirante alla definizione della forma, dell'ornamento e agli aspetti meccanici piuttosto che individuali.
Con il Protogeometrico l'arte del mondo greco entra in una nuova era. La sua propensione in direzione della precisione geometrica (innata nell'antica popolazione greca) può richiamare manufatti del Medio Elladico prodottii quasi cinquecento anni prima: questa naturale inclinazione era stata annullata dalla cultura micenea, ma ora con il suo crollo veniva nuovamente a galla.
Nella prima parte dell'XI sec. a.C. (almeno in Atene) il Miceneo era già in crisi profonda (siamo nel Submiceneo), cominciavano a circolare le idee del Protogeometrico: ma il primo fa ancora intravedere le vestigia delle antiche forme naturalistiche, cioè guarda al passato, mentre l'altro è rivolto al futuro. In definitiva questa teoria sostiene che il Protogeometrico nasce per partenogenesi, al contrario un'altra ne sostiene una genesi allogena e precisamente dà soverchia importanza all'invasione dei Dori, datata nello stesso periodo dell'esaurirsi della fase micenea. Ma a quest'ultima teoria si oppongono due possibili obiezioni; la prima: il Protogeometrico nacque in Atene, città che secondo la tradizione restò immune ai Dori (obiezione superabile sostenendo che un'eventuale invasione dell'Attica potrebbe non essere stata registrata dalle fonti); la seconda, difficilmente confutabile: esiste un'evoluzione continua dall'arte micenea alla geometrica.
Atene è la regina del Protogeometrico e del successivo Geometrico. Gli scavi degli archeologi Tedeschi nel Ceramico e degli Americani nell'Agora hanno prodotto materiale sufficiente a poter delineare il percorso della ceramica protogeometrica. Gli artigiani ateniesi produssero due generi di vasellame, entrambi ereditati dal Miceneo: il primo, a fondo chiaro, che può essere esemplificato dalla fig. 3, veniva utilizzato per vasi di grande dimensione e la sua frequenza si dirada in corrispondenza della fine dello stile; il secondo, a fondo scuro, apprezzabile nell'oinochoe della fig. 4; quando questo copre l'intero vaso, o quasi, si può chiamare stile nero. Da notare come gli ornamenti siano composti di chiaro e di scuro in modo tale da potersi interpretare, secondo il loro contesto, sia come ornamenti chiari su fondo scuro sia, viceversa, scuri su fondo chiaro. La decorazione cerca di enfatizzare la spalla di vasi chiusi (che possono avere una complementare superficie decorativa attorno a metà della pancia) o la zona compresa tra le anse di vasi aperti (vedi fig. 5).

Figura 3
Anfora protogeometrica attica, secondo quarto del X sec. a.C.; British Museum, Londra.
Figura 4
Oinochoe protogeometrica attica, tardo X sec. a.C.; Museo dell'Agora, Atene.
Figura 5
Pisside protogeometrica attica, seconda metà X sec. a.C.; British Museum, Londra.

Verso la fine dello stile nero la zona principale si sposta dalla spalla a metà della pancia e si comincia a decorare il collo.
Gli ornamenti, derivati dal Miceneo, sono serie di cerchi o semicerchi concentrici, disegnati ora con il compasso (al contrario dei precedenti che erano a mano libera), al centro dei quali vi è un punto o un nucleo pieno, specie all'inizio, o una clessidra; triangoli e losanghe sono comuni, come le scacchiere (vedi fig. 5). A questi ornamenti maggiori ve ne erano di minori: triangoli pieni posti in fila come denti o separati da colpi di pennello obliqui ('diagonali opposte'), zig-zag, e linee ondulate, queste più frequenti sulle pance di anfore.
Questi ornamenti vengono distribuiti sulla superficie del vaso in una composizione equilibrata e simmetrica: o in una fila continua (vedi fig. 3) o divisi da punti; o in un pannello centrale fiancheggiato da ornamenti liberi come sulla coppa della fig. 6 o da altri pannelli come sulla coppa della fig. 7.

Figura 6
Coppa attica protogeometrica (h. 14,7 cm),
X sec. a.C.; Atene, Museo dell'Agora.
Figura 7
'Tea-cup' protogeometrica attica, X sec. a.C., Museo dell'Agora, Atene.

I prodotti più elaborati per quanto concerne la composizione sono generalmente più tardi.
Il Protogeometrico è uno stile rigorosamente astratto e le forme organiche sono estremamente rare e quando sono utilizzate vengono poste in luoghi marginali o senza convinzione: esemplare a proposito è il cavallino, piacevole ma scarsamente importante, localizzato inferiormente alle linee ondulate sulla pancia dell'anfora della fig. 8.

Figura 8
Anfora protogeometrica attica, X sec. a.C.; Museo del Ceramico, Atene.

Gli artisti protogeometrici si sforzavano a che la decorazione fosse sussidiaria alle forme dei vasi e si armonizzasse il più possibile con esse. Le più comuni forme dei vasi sono: le anfore con collo distinto (ora utilizzate come contenitori di ceneri nelle sepolture attiche), i crateri, oinochoai con bocca a trifoglio, lekythoi (che nel Submiceneo stava sostituendo il vaso a staffa), coppe, pissidi sferiche e kalathoi talvolta provvisti di ansa. In generale si può dire che c'è una tendenza per le forme ovoidali con la pancia più sollevata; i colli sono più accentuati. La superficie, sia dipinta sia non dipinta, ha una certa lucentezza ora per lo più consumata. I vasi più tardi, specialmente quelli dello stile nero, sono più accurati e spesso, per quanto riguarda la lucentezza, l'argilla più scura, la vernice nera, sono indistinguibili da parecchi lavori del Geometrico iniziale.
La conoscenza delle scuole protogeometriche esterne all'Attica è molto migliorata negli ultimi decenni; ciò ha permesso di intuire che queste scuole erano più indipendenti di quanto prima fosse stato supposto, sebbene ancora siano per lo più indistinte.
Per quanto riguarda l'Eubea gli scavi di Lefkandi hanno dato nuova luce. Si ritiene che un proprio stile protogeometrico si sviluppò indipendentemente sebbene la vicinanza geografica dall'Attica. Dal punto di vista artistico quello euboico ha un vigore approssimativo, tuttavia la produzione di coppe a semicerchi penduli, dotate di una qualche eleganza, ha più importanza storica, visto che furono esportate a Cipro, in Oriente ed in Etruria ed il loro ritrovamento è una testimonianza dell'intraprendenza commerciale euboica (fig. 9).

Figura 9
Coppa a semicerchi penduli cicladica o euboica, IX o primo VIII sec. a.C.; Mikonos (da Rheneia).

Si ritiene che in Attica il Protogeometrico cominciò nella seconda metà dell'undicesimo secolo. Per le altre regioni greche, tranne Eubea, Tessaglia e Creta, le testimonianze sono ancora insufficienti, ma la transizione dal Submiceneo è posta spessissimo nel decimo secolo. La fine del Protogeometrico e l'inizio del Geometrico è collocata nel 900 circa. Queste date però sono convenzionali.


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