Miti
e linguaggi dell'arte della ceramica nella storia dei popoli
Caratteristiche
di ogni essere umano sono l'istinto e la necessità di comunicare,
di scambiarsi messaggi tra loro. Ciò significa che vi sono coinvolti
gli aspetti psicologici, antropologici e sociali. "Non si può
non comunicare" afferma P. Watzlawick. La comunicazione è
un atto intenzionale ed è mediato dai segni.
Ma la comunicazione non si esaurisce solo nel linguaggio verbale. Al
contrario, ciascun atto comunicativo si esprime entro uno specifico
linguaggio (gestuale, iconico, sonoro, ecc.) Questo si fonda su di un
codice. Tuttavia, spesso si è verificato un contrasto fra il
linguaggio visivo o iconico, che non si è abituati a decodificare,
e la tradizione culturale fondata sulla più comune comprensione
del linguaggio verbale.
La semiotica, partendo dalle scienze della comunicazione - entro una
teoria generale dei segni - definisce il ruolo e lo statuto comunicativo
del linguaggio iconico. La semiotica iconica affronta la questione dell'immagine
come segno o come messaggio che può essere espresso o essere
letto a partire da un codice, cioè da un sistema di significazione.
In tal senso U. Eco ha fondato una semiotica iconica basata sui principi
di arbitrarietà e di interpretabilità, poiché i
codici iconici sono strutturalmente deboli, poco definiti, in continua
mutazione. Di conseguenza i codici iconici vanno decodificati all'interno
dei testi. Il testo è un enunciato comunicativo compiuto, una
struttura complessa e sistemica sempre correlata alla storia, al suo
contesto. Sono testi i racconti, i messaggi pubblicitari, le fotografie,
le architetture, i films, le opere d'arte, ecc.
Pertanto anche un manufatto ceramico può essere letto analizzando
(decodificando) le sue parti al fine di comprendere la sua funzionalità,
la sua espressività o il contenuto della sua comunicazione. Qui
la comunicazione-informazione è legata alla creatività.
Quando creatività e comunicazione coincidono l'uomo produce manufatti
artigianali ed artistici di alto livello.
Il rapporto fra l'uomo e le forme degli utensili ceramici comincia dal
Neolitico (6.000-3000 a.C.). L'artigianato ceramico ha avuto come scopo
la creazione di opere utili, funzionali nella forma. A partire dal concetto
di forma cava, nel cavo della sua stessa mano, l'uomo è divenuto
un plasmatore di forme. Dall'argilla ha realizzato i primi vasi e dalle
pelli degli animali i primi otri. Ha inventato, trasferendo e perfezionando
forme esistenti in natura (frutta, uova, oggetti concavi), la funzione
contenitrice del recipiente. Inoltre, di estrema importanza è
il fatto che gli uomini del Neolitico nella decorazione non raffiguravano
fedelmente le forme naturali, ma utilizzavano l'astrazione. I loro segni
erano molto stilizzati e convenzionali, al punto che sono stati sempre
considerati come dei semplici 'motivi geometrici', senza sospettare
il rapporto intercorrente tra disegno e simbolo. Nasce un vero e proprio
linguaggio convenzionale-simbolico, manifestazione di un generale processo
di schematizzazione delle forme naturali. Tra gli studiosi che si sono
occupati del fenomeno sono da menzionare H. Kuhn, Die Felsbilder Europas,
Stuttgard 19713, H. Focillon, Vie des formes, Paris 1933, Marija Gimbutas,
Il linguaggio della Dea, 1990. In particolare, quest'ultima studiosa
ha approfondito l'iconografia della Grande Dea. La Dea Madre - rappresentata
spesso nelle sembianze di Dea Uccello - era nata grazie all'osservazione
e alla venerazione delle leggi della natura; era la fonte e la dispensatrice
dell'umidità che dà la vita e, come un uccello acquatico,
essa congiungeva il cielo e la terra.
Di seguito sono descritti i segni che più frequentemente compaiono
sulla ceramica di età Neolitica.

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